{"id":1212,"date":"2021-08-02T13:45:00","date_gmt":"2021-08-02T13:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=1212"},"modified":"2021-08-02T13:51:39","modified_gmt":"2021-08-02T13:51:39","slug":"la-costituzione-dellequipe-e-le-prime-definizioni-di-ruolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2021\/08\/02\/la-costituzione-dellequipe-e-le-prime-definizioni-di-ruolo\/","title":{"rendered":"La costituzione dell\u2019equipe e le prime definizioni di ruolo"},"content":{"rendered":"\n<p>Tralasciamo di affrontare in maniera dettagliata quale sia stato il ruolo svolto nei primi anni di attivit\u00e0 dalla vicemadre delle comunit\u00e0 della nostra cooperativa rimandando a quanto scritto nel precedente capitolo e nel primo volume del quaderno ad anelli. Vogliamo qui illustrare le tappe del cammino di chiarificazione che gli operatori, hanno fatto in seguito circa il proprio ruolo, le proprie responsabilit\u00e0, i compiti e le funzioni e le relative modalit\u00e0 di attuazione.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019equipe educativa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 premessa fondamentale per comprendere il significato delle riflessioni che seguono il fatto che l\u2019intervento educativo nella comunit\u00e0 \u00e8 considerato primariamente come \u201cun gioco di squadra\u201d; un gioco di squadra che intende valorizzare le risorse individuali nel perseguire gli obiettivi specifici e armonizzarle con le altre presenze nella comunit\u00e0 e all\u2019esterno. Non \u00e8 il singolo educatore, ma l\u2019\u00e9quipe educativa, anzi la comunit\u00e0 intera che determina l\u2019efficacia dell\u2019intervento educativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi il primo strumento fondamentale per l\u2019intervento educativo nella comunit\u00e0 \u00e8 stato quello della costituzione di \u00e9quipe educative. Queste come abbiamo visto, sono caratterizzate dall\u2019essere corresponsabili, collegiali e paritetiche.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il gruppo educatori<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Uno strumento successivo \u00e8 stato la costituzione del gruppo educatori con lo scopo di favorire l\u2019elaborazione di una linea e di una prassi pedagogiche comuni e di rappresentare l\u2019occasione per l\u2019aggiornamento professionale agli operatori.<a href=\"#sdfootnote1sym\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Come abbiamo visto<a href=\"#sdfootnote2sym\"><sup>2<\/sup><\/a> in questo ambito sono state sviluppate dagli educatori sin dal suo primo anno di lavoro (1980) importanti riflessioni circa anche il significato del proprio lavoro e sugli strumenti di cui dotarsi per poterlo svolgere con efficacia. Un tentativo in cui si \u00e8 cercato di definire in maniera un po\u2019 pi\u00f9 compiuta e complessiva i compiti e il ruolo dell\u2019operatore all\u2019interno della comunit\u00e0, \u00e8 un documento del 1980 \u201cIl profilo dell\u2019educatore\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo documento si parte dalla constatazione dell\u2019impossibilit\u00e0 di inquadrare la figura dell\u2019educatore\/operatore di comunit\u00e0 entro le consuete schematizzazioni professionali presenti sul mercato. Si cerca poi di definire le specifiche capacit\u00e0 e competenze che necessariamente devono essere inserite in una scelta motivazionale di fondo. Tali capacit\u00e0 di analisi, di programmazione e di intervento vengono declinate in riferimento al rapporto con gli utenti, il gruppo di lavoro e il territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIn conclusione l\u2019operatore deve sforzarsi di armonizzare gradualmente tre fattori:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Teoria (sapere) &#8211; Tecnica (saper fare) &#8211; Personalit\u00e0 (saper essere) <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>dando una maggior potenzialit\u00e0 all\u2019ultimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Viene poi sottolineata la necessit\u00e0 di adeguati modelli di organizzazione del lavoro, ravvisando la difficolt\u00e0 ad inquadrare un simile servizio in schemi di lavoro rigidi e l\u2019opportunit\u00e0 di riferirsi piuttosto a ipotesi di autogestione del servizio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Riflessioni sul ruolo dell\u2019educatore durante il corso di Favaro<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il primo corso di formazione degli operatori che si \u00e8 svolto a Favaro nell\u2019estate del 1980 \u00e8 stato un momento importante anche riguardo alla definizione del ruolo dell\u2019educatore. La riflessione condotta durante il corso, pi\u00f9 che concentrarsi sulla definizione delle capacit\u00e0 e dei compiti dell\u2019operatore, ha cercato di porre dei limiti che potessero permettere all\u2019educatore di non fondersi completamente con la comunit\u00e0 per poter mettere le basi di un intervento che fosse connotato da maggiore stabilit\u00e0, maggior competenza e maggior elaborazione e consapevolezza.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Per evitare la fusione con la comunit\u00e0 e la conseguente confusione nella comunit\u00e0 \u00e8 stato necessario innanzitutto capire quale posizione assumere rispetto ai bisogni del minore. Ci si \u00e8 resi conto come fosse fondamentale, per un approccio corretto al lavoro, che accanto alla soddisfazione dei bisogni del minore si ponesse attenzione alla soddisfazione dei bisogni dell\u2019educatore, in modo da poter permettere una presenza matura e serena dell\u2019adulto all\u2019interno della comunit\u00e0. Si \u00e8 cominciato quindi a sottolineare la necessita di garantire all\u2019educatore adeguati spazi di igiene mentale per permettergli di non soffocare all\u2019interno dei problemi della comunit\u00e0, e l\u2019importanza di modalit\u00e0 di lavoro tali da garantire il confronto con l\u2019\u00e9quipe da consentire agli educatori di convivere con l\u2019errore sempre possibile, permettendo eventualmente di recuperarlo.<\/li><li>Un\u2019altra evoluzione sancita nel corso di FAVARO \u00e8 stato, il gi\u00e0 citato passaggio da \u201ca che cosa educhiamo\u201d a \u201ca che cosa vogliamo educarci \u201cinterrogativo formulato in modo da sottolineare l\u2019importanza del fatto che anche l\u2019educatore si senta inserito in un processo di educazione comune all\u2019interno della comunit\u00e0. E con questo si voglio sottolineare due aspetti:<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>&#8211; l\u2019importanza educativa della vita comunitaria in s\u00e9 e il ruolo che anche gli altri bambini hanno come risorse educative;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; la necessit\u00e0 di una continua messa in discussione del proprio operato, dei propri valori e dell\u2019organizzazione della comunit\u00e0, indispensabile per non ricreare inconsapevolmente le caratteristiche delle istituzioni totali, riconsiderando l\u2019organizzazione della comunit\u00e0 sulla base della continua evoluzione dei problemi del minore senza irrigidirsi su una struttura aprioristica o su schemi fissi.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Sempre durante il corso di FAVARO si \u00e8 evidenziata la necessit\u00e0 di superare una sorta di narcisismo spesso riscontrabile in esperienze come la nostra e presenti in gradi diversi nei singoli educatori come nella struttura complessiva della cooperativa. Si \u00e8 sottolineata l\u2019importanza di superare la \u201ctrappola\u201d di sentirsi i \u201csoli buoni\u201c che vogliono cambiare il mondo perch\u00e9 questo impedisce un reale atteggiamento di collaborazione con le altre risorse che lavorano alla soluzione degli stessi problemi. Questo ci ha portato a sottolineare la dimensione sociale del ruolo dell\u2019educatore intendendola in primo luogo come necessit\u00e0 di aprirsi alle risorse educative a disposizione del minore all\u2019esterno della comunit\u00e0, nella famiglia, nella scuola, nelle altre agenzie e in altri gruppi significativi del territorio. Ci\u00f2 significa considerarsi come parte di un grosso progetto educativo sul minore, che non comprende solo il nostro intervento, e che quindi richiede di avviare forme di collaborazione con queste agenzie esterne. In secondo luogo, la dimensione sociale del ruolo dell\u2019educatore richiede, cosa del resto gi\u00e0 chiara nell\u2019agire della cooperativa, di lavorare per creare una presenza sociale capace di produrre cambiamento con riguardo ai problemi del disagio minorile anche attraverso forme di coordinamento con realt\u00e0 simili che agiscono nel territorio.<\/li><li>L\u2019ultima acquisizione che vogliamo richiamare come frutto del lavoro di quel corso riguarda il tentativo di razionalizzare il metodo di lavoro attraverso un approfondimento di tutte le fasi che intervengono nel progetto educativo, cio\u00e8 l\u2019analisi dei bisogni e delle risorse, la progettazione, la attuazione e la verifica. Questo nell\u2019intento anche di evitare sprechi di risorse nella gestione della comunit\u00e0 e avendo presente un\u2019istanza di fondo: evitare che all\u2019interno dell\u2019\u00e9quipe il lavoro si suddividesse in inutili ruolizzazioni, facendo in modo che le diverse attivit\u00e0 svolte da ciascuno fossero considerate come delle mansioni confrontate con gli altri.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\">1<\/a><sup>\u0002<\/sup> Sono presenti in sede Comin i verbali di tutte le riunioni del Gr.Ed.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\">2<\/a><sup>\u0002<\/sup> Vedi sezione I Capitolo quarto di questo volume.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\">3<\/a><sup> \u0002<\/sup>Si rimanda alla lettura di questo documento disponibile in sede<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tralasciamo di affrontare in maniera dettagliata quale sia stato il ruolo svolto nei primi anni di attivit\u00e0 dalla vicemadre delle comunit\u00e0 della nostra cooperativa rimandando a quanto scritto nel precedente capitolo e nel primo volume del quaderno ad anelli. 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