{"id":1193,"date":"2020-07-30T17:20:54","date_gmt":"2020-07-30T17:20:54","guid":{"rendered":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/?p=1193"},"modified":"2021-08-02T13:36:39","modified_gmt":"2021-08-02T13:36:39","slug":"verso-il-nuovo-millennio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2020\/07\/30\/verso-il-nuovo-millennio\/","title":{"rendered":"Verso il nuovo millennio"},"content":{"rendered":"\n<p>Come detto il modello di comunit\u00e0 definito agli inizi degli anni \u201980, a parte i perfezionamenti esposti, corrisponde a quello in vigore nella comunit\u00e0 anche nel decennio successivo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Assumano significato per\u00f2 in merito allo sviluppo del modello comunitario alcune questioni sorte e affrontate e le riflessioni e le definizioni di comunit\u00e0 prodotte in questi anni.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco le pi\u00f9 importanti:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Adeguamento agli standard per le comunit\u00e0 alloggio previsti dal P.S.A. della regione Lombardia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I parametri fissati dalla Regione nel P.S.A. triennale \u201988-\u201991 (e in seguito pi\u00f9 volte reiterato per l\u2019impossibilit\u00e0 a produrre il nuovo piano) riguardano quasi esclusivamente gli aspetti strutturali che oltretutto si ispirano per lo pi\u00f9 a criteri di tipo sanitario-ospedaliero, e quindi non idonei a normare strutture quali le comunit\u00e0 di accoglienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa situazione ha impegnato le nostre comunit\u00e0 sotto due aspetti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; In primo luogo ci ha richiesto un grosso sforzo per adeguarci ai criteri richiesti per l\u2019autorizzazione al funzionamento. Nonostante questo le comunit\u00e0 di Golfo Aranci e Piazza della Resistenza hanno avuto l\u2019autorizzazione al funzionamento solo per sei posti. Per la casa di Via Vigan\u00f2, che non \u00e8 di propriet\u00e0 della cooperativa, ma in affitto, era invece molto pi\u00f9 difficoltoso ottenere l\u2019autorizzazione al funzionamento ed inoltre il contratto d\u2019affitto aveva termine alla fine del 1997.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 ha posto la cooperativa nella condizione di dover reperire una nuova abitazione, dopo una lunga ed inutile ricerca presso privati o presso enti pubblici o di beneficenza per trovare una struttura idonea alla comunit\u00e0, la cooperativa ha deciso di acquistare sei locali presso una cooperativa edificatrice al quartiere Bicocca.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; In secondo luogo la cooperativa ha cercato di contribuire al dibattito per la definizione di nuovi standard pi\u00f9 idonei a rilevare la qualit\u00e0 dei servizi di comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Due momenti significativi sono stati:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>La partecipazione ad un gruppo di lavoro pluriennale partito nel 1993 e organizzato dalla Regione Lombardia in collaborazione con l\u2019agenzia EMME&amp;ERRE di Padova. L\u2019obiettivo che la Regione si poneva con questo lavoro era appunto quello di individuare un modello di definizione, individuazione ed elaborazione di criteri di qualit\u00e0 per le comunit\u00e0 alloggio.<\/li><li>L\u2019organizzazione o la partecipazione a dibattiti pubblici cui sono state affrontate queste questioni. Questo impegno \u00e8 stato svolto in collaborazione con altre realt\u00e0 ed in particolare attraverso il CNCA cui le nostre comunit\u00e0 aderiscono \u00e8 ha avuto anche l\u2019obiettivo di produrre proposte specifiche alla regione Lombardia. Si pu\u00f2 ricordare ad esempio la giornata di studio ottenuta nell\u2019aprile del \u201997: \u201cDieci anni di legge 1 e di P.S.A. in Lombardia: i servizi per minori tra programmazione e burocrazia, progettualit\u00e0 e accoglienza\u201d.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><strong>Difficolt\u00e0 nella collaborazione con il Servizio Sociale Materno Infantile (S.S.M.I.)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questi anni hanno registrato una sensibile diminuzione della qualit\u00e0 del lavoro svolto dal S.S.M.I. che ovviamente ha avuto delle ricadute sulla qualit\u00e0 del lavoro nelle comunit\u00e0. La causa principale di questa situazione risiede in uno scarso investimento sul Servizio Sociale di base, che si trova ad operare con un organico limitato e composto in molti casi da personale precario con contratti a termine a fronte di un inasprimento delle problematiche sociali presenti nel territorio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Questo fatto ha determinato tra l\u2019altro:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"3\"><li>L\u2019aumento del turn over delle A.S. che rende molto difficile la continuit\u00e0 del lavoro sul caso.<\/li><li>L\u2019apertura di una lista di attesa dei casi nel Servizio Sociale, per cui si assumono direttamente solo i casi pi\u00f9 gravi, mentre le altre richieste di aiuto ai S.S. rimangono appunto in \u201clista d\u2019attesa\u201d. In questo modo si tende a lavorare solo sull\u2019emergenza rendendo sempre pi\u00f9 marginale l\u2019investimento sul lavoro di prevenzione.&nbsp;<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Il lavoro delle comunit\u00e0 in questo contesto si rende pi\u00f9 difficile per diversi motivi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli altri:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"5\"><li>Il turn over determina una mancanza di continuit\u00e0 nel lavoro delle A.S. e rende pi\u00f9 complicato il perseguimento degli obiettivi previsti nel progetto globale, ampliando cos\u00ec di fatto i tempi di permanenza del minore in comunit\u00e0.<\/li><li>Spesso al momento della presentazione dei casi, le A.S. dispongono solo di notizie frammentarie o teoriche avendo assunto la competenza del caso da poco tempo. Ci\u00f2 rende difficile definire un corretto progetto di intervento.<\/li><li>Vengono in genere presentati sempre casi pi\u00f9 deteriorati, nei quali diventa pi\u00f9 difficile lavorare con efficacia per il recupero del rapporto con la famiglia e quindi per il rientro.<\/li><li>\u00c8 pi\u00f9 facile che in questo contesto possano scattare meccanismi di delega di competenze nei confronti della comunit\u00e0, rivelatisi molto dannosi per un efficace approccio ai problemi.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><strong>Riflessioni sul modello, confronto tra le comunit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questi anni sono state diverse le occasioni nelle quali le comunit\u00e0 hanno sviluppato un confronto capillare sull\u2019impostazione e le modalit\u00e0 di lavoro, sulle problematiche connesse che ciascuna \u00e9quipe incontrava in specifico. Gli scopi principali di questo lavoro erano di rendere omogeneo l\u2019intervento delle tre comunit\u00e0 e di riflettere insieme sulle diversit\u00e0 e sui problemi specifici connessi alla gestione delle comunit\u00e0. Significativo a questo riguardo \u00e8 stato un processo iniziato a met\u00e0 degli anni 90 dal Gruppo Educatori, con un confronto sulla vita quotidiana (partito dal confronto delle agende), sulle modalit\u00e0 operative, sui problemi specifici degli operatori, sulla percezione del proprio ruolo&#8230; I contenuti principali di questo lavoro sono stati poi sintetizzati in nodi o in proposte di sviluppo affrontate dal Settore in una giornata di lavoro e in due assemblee successive che hanno reso operativi alcuni degli spunti emersi.<\/p>\n\n\n\n<p>Sottolineiamo qui queste due questioni:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"9\"><li>Una riguarda le modalit\u00e0 di partecipazione dei soci dell\u2019Equal alla vita della comunit\u00e0; In particolare in due comunit\u00e0, se pur con modalit\u00e0 diverse, si \u00e8 instaurata nel tempo la prassi di coinvolgere una volta al mese i soci nella gestione dei week-end in comunit\u00e0 (il cosiddetto quarto week-end) al fine di sollevare il lavoro degli educatori e per favorire una partecipazione pi\u00f9 intensa dei soci alla vita della comunit\u00e0.<\/li><li>Un\u2019altra importante questione affrontata in questo lavoro \u00e8 stata la revisione delle modalit\u00e0 di lavoro degli operatori nelle comunit\u00e0. Le riflessioni sviluppate a riguardo sono scaturite fra l\u2019altro nella proposta di un nuovo modello di comunit\u00e0 impostato su 4 educatori che per\u00f2 poi, per diversi motivi, non \u00e8 ancora stato reso operativo.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><strong>Problemi di funzionamento del Settore Comunit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ampliamento degli interventi della Comin, manifestatosi con continuit\u00e0 sempre maggiore dal 1985 in poi, ha avuto delle naturali ricadute sulle modalit\u00e0 di lavoro interne alla cooperativa, che si \u00e8 trovata a dover far fronte ad una quantit\u00e0 crescente di questioni cercando di mantenere modalit\u00e0 gestionali ugualmente democratiche e partecipative.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa situazione ha avuto ovviamente delle ricadute anche riguardo al governo delle comunit\u00e0 che non sono state pi\u00f9 l\u2019unico servizio gestito e il principale problema della cooperativa. Per questo a volte il lavoro del settore comunit\u00e0 negli anni \u201990 \u00e8 risultato frammentario, con momenti di assenza, durante i quali il lavoro delle tre Equal \u00e8 risultato pi\u00f9 scollegato e le riflessioni complessive o pedagogiche, per lo pi\u00f9 sviluppato attraverso il confronto con altre esperienze esterne, faticavano a diventare patrimonio comune del settore. Sono stati diversi i tentativi di interrogarsi per trovare rimedio a questa situazione. Tra questi ultimo momento importante \u00e8 stato il percorso formativo e di ricerca sul modello decisionale attuato nel \u201997 dalla Comin con la collaborazione del Grafo, durante il quale ha avuto molto spazio appunto la riflessione sulle modalit\u00e0 per migliorare il funzionamento dei settori e in particolare del settore comunit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il gruppo minori del C.N.C.A. e la pubblicazione del libro \u201cLuoghi Comuni\u201d<\/strong>&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019inizio di questo decennio ha avuto crescente importanza per la nostra cooperativa l\u2019adesione al coordinamento nazionale delle comunit\u00e0 di accoglienza (C.N.C.A.). Tale adesione ha avuto importanti ripercussioni anche riguardo la riflessione e alla definizione di un efficace modello di comunit\u00e0 di accoglienza, tramite il lungo lavoro di confronto, approfondimento, elaborazione al riguardo sviluppata dal 1990 nel \u201cGruppo Minori\u201d con le altre comunit\u00e0 del C.N.C.A. che si occupano di minori.<\/p>\n\n\n\n<p>Un importante prodotto di questo lavoro \u00e8 stata la pubblicazione del libro \u201cLuoghi Comuni: Crescere in Comunit\u00e0\u201d edito da Comunit\u00e0 Edizioni nel 1996. In questo testo Gabriella Gabrielli, socia Comin e collaboratrice del nostro Centro Studi, opera una significa e brillante rielaborazione dei contenuti emersi dal lavoro del Gruppo Minori, attraverso una forma narrativa semplice ed efficace che si presta facilmente a diversi livelli di lettura, per dare ad ogni lettore, educatore, genitore o esperto che sia, la possibilit\u00e0 di ricevere confronto al proprio agire quotidiano e alle proprie riflessioni.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLuoghi Comuni\u201d \u00e8 considerato un evento importante in particolare dalle nostre comunit\u00e0 che vi ritrovano l\u2019esposizione di una storia ritenuta anche propria, dei valori che sottostanno al proprio lavoro, dei propri modelli operativi e pedagogici, inquadrati e arricchiti da uno spessore culturale nuovo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Di fatto questo testo condizioner\u00e0 in maniera significativa il linguaggio e i contenuti delle definizioni e delle presentazioni delle nostre comunit\u00e0 operate in seguito dalla Comin.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una questione di nomenclatura<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sempre nell\u2019ambito del \u201cGruppo Minori\u201d del C.N.C.A. si \u00e8 sviluppata negli anni \u201996-\u201997 una riflessione sulla legge nazionale 184\/\u201983. Il momento conclusivo di questa riflessione \u00e8 stata la pubblicazione del documento \u201cLa tutela dei minori a rischio di allontanamento dalla famiglia di origine. Indicazioni per possibili interventi legislativi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Riportiamo qui un brano di questo documento in cui viene affrontata una questione di nomenclatura:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00c8 necessario poi definire con maggiore precisione ci\u00f2 che si intende <strong>per comunit\u00e0 di tipo familiare<\/strong> e chiarire la collocazione istituzionale di questi servizi. A questo proposito, infatti, la Legge 184 \u00e8 stata variamente interpretata e si sono instaurate prassi diverse che assimilano o meno la comunit\u00e0 alla famiglia affidataria.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fatto le comunit\u00e0 alloggio sono molto vicine alla famiglia per quanto concerne la metodologia educativa e l\u2019organizzazione dei tempi e degli spazi di vita, ma se ne differenziano sotto il profilo istituzionale. \u00c8 quindi necessario pervenire a una <strong>definizione univoca<\/strong> che consenta prassi omogenee, chiarendo se l\u2019aggettivo familiare, riferito alla comunit\u00e0, rimandi necessariamente alla presenza, all\u2019interno di questa struttura, di una famiglia convivente a tempo pieno, o se con tale aggettivo si intende riferirsi semplicemente alle piccole dimensioni della struttura e al tipo di relazioni che si instaurano al suo interno. Ponendosi nell\u2019ottica del rifiuto del ricorso all\u2019istituzionalizzazione per affrontare il problema dell\u2019accoglienza dei minori allontanati, si ritiene opportuno riservare solo alle comunit\u00e0 di vita fondate sulla presenza a tempo pieno di una famiglia convivente la definizione di \u201ccomunit\u00e0 familiari\u201d, in quanto qualsiasi altra comunit\u00e0 di accoglienza dovrebbe essere comunque strutturata (per il numero dei componenti, per la sua organizzazione, per il tipo di relazioni presenti al suo interno e che intercorrono con l\u2019esterno) in modo tale da soddisfare adeguatamente i bisogni di identificazione, di costruzione dell\u2019individualit\u00e0, di relazione, di appartenenza, di espressione, di autonomia, di riservatezza, ecc. propri di ogni soggetto e particolarmente pressanti durante l\u2019et\u00e0 evolutiva. Non sarebbe quindi pi\u00f9 necessario distinguere, attraverso tale denominazione, le comunit\u00e0 da altre forme, meno adeguate, di accoglienza, mentre sarebbe opportuno evidenziare, ricorrendo a tale denominazione, la diversit\u00e0 esistente tra le comunit\u00e0 familiari, imperniate sulla presenza di una o pi\u00f9 famiglie residenti, e le comunit\u00e0 alloggio, condotte da operatori non legati tra loro da vincoli familiari.\u201d&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ultime definizioni del nostro modello negli anni 90<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione di questo capitolo pu\u00f2 essere utile riportare alcuni stralci di documenti nei quali ultimamente abbiamo definito il nostro modello comunitario.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa comunit\u00e0 \u00e8 un ambiente di vita situato in una normale struttura abitativa e inserito nel proprio contesto sociale di appartenenza. La situazione comunitaria di tale ambiente \u00e8 stata pensata ed \u00e8 organizzata in modo tale da permettere a ciascuno dei suoi membri la possibilit\u00e0 di comportamenti peculiari e di progetti personali. Ogni comunit\u00e0 \u00e8 composta da sei-sette minori e da tre adulti tra i quali presenti sia uomini che donne. La comunit\u00e0 si pone di norma come momento di passaggio, pi\u00f9 o meno lungo, in vista del rientro in famiglia oppure, in casi estremi, dell\u2019inserimento in una nuova famiglia (adottiva o affidataria). Il ritmo della vita in comunit\u00e0 \u00e8 scandito dall\u2019impegno scolastico, dalle diverse attivit\u00e0 pomeridiane, dal gioco dei ragazzi e dagli impegni personali e professionali degli educatori (nel ruolo degli educatori sono incluse anche le mansioni domestiche).\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019obiettivo specifico, per quanto riguarda le comunit\u00e0 alloggio, \u00e8 quello di garantire ai minori, che devono essere allontanati dalla loro famiglia di origine, un ambiente sereno nel quale possano crescere aiutati da adulti attenti ai loro bisogni. I valori del nostro intervento pedagogico sono per noi riconducibili all\u2019efficacia che le dinamiche comunitarie nelle quali il minore viene inserito hanno riguardo alla soluzione dei suoi problemi. Infatti la quotidianit\u00e0, la condivisione dei diversi momenti, uniti al sentirsi bene accettato e accolto, portano il bambino a una maggiore tranquillit\u00e0, a un maggior equilibrio che gli permettono di poter esprimere tutte le proprie risorse. La segnalazione dei minori viene fatta dai servizi sociali del Comune di Milano, con i quali esiste una collaborazione affinch\u00e9 contemporaneamente all\u2019intervento sul minore si possa svolgere un intervento sulla famiglia nei confronti della quale, dove possibile, ci poniamo in maniera solidale, nell\u2019ottica di valorizzare al massimo le sue potenzialit\u00e0. Inoltre consideriamo il nostro intervento di comunit\u00e0 alloggio inserito nella rete dei servizi organizzati e gestiti dall\u2019ente locale al quale spetta anche l\u2019onere del costo della gestione del servizio\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019ultima definizione:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cCOS\u2019 \u00c8 UNA COMUNITA\u2019 DI ACCOGLIENZA &#8211; La comunit\u00e0 di accoglienza \u00e8 un ambiente di vita che intende rispondere ai bisogni di minori temporaneamente allontanati dal loro nucleo familiare, garantendo un luogo di vita e di relazioni in cui essi possano trovare risposte personalizzate al loro diritto a una crescita equilibrata, e tutto il sostegno di cui ogni minore normalmente necessita per affrontare i sui compiti di crescita.<\/p>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0 \u00e8 in genere un luogo di passaggio e, pur se nel quotidiano svolge compiti e funzioni di sostituzione della famiglia di origine, non intende prenderne il posto, e sostiene invece nel bambino l\u2019appartenenza alla sua famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella gestione dei progetti d\u2019intervento relativi ai minori che ospita, la comunit\u00e0 si colloca nella rete dei servizi a disposizione dell\u2019ente pubblico, ed agisce in maniera coordinata e sinergica con gli altri servizi o risorse che partecipano a diverso titolo all\u2019attuazione degli interventi previsti.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli obiettivi che la comunit\u00e0 si prefigge possono essere intesi fondamentalmente come processi evolutivi, e a questo riguardo la comunit\u00e0 si connota come:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" start=\"11\"><li>un luogo per la costruzione dell\u2019identit\u00e0 personale nel quale si cerca di dare continuit\u00e0 alla storia del bambino, aiutandolo a dare significato a ci\u00f2 che \u00e8 stato e a costruire nuovi significati per il presente e per il futuro;<\/li><li>un luogo per la costruzione dell\u2019identit\u00e0 sociale, nel quale costruire relazioni significative sul piano del riconoscimento di se stesso e degli altri;<\/li><li>un luogo per la ridefinizione del rapporto con l\u2019ambiente familiare; in comunit\u00e0 il bambino pu\u00f2 imparare ad appartenere alla sua famiglia senza esserne sovrastato, senza soccombere di fronte ai problemi che essa esprime e senza soggiacere alla sua incapacit\u00e0 educativa.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><em>\u201cProdurre appartenenza \u00e8 anzi proprio lo scopo della comunit\u00e0, che si fonda essa stessa sulla pratica dell\u2019appartenenza, ossia dell\u2019accoglienza e della condivisione intesa come scambio concreto e simbolico, come relazioni che dischiudono per ognuno nuovi possibili sensi all\u2019interno di una storia comune. Nella comunit\u00e0 infatti si sperimenta ogni giorno che la persona si compie nell\u2019appartenenza e solo nell\u2019appartenenza pu\u00f2 raggiungere ed esercitare l\u2019autonomia\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La comunit\u00e0, insomma, \u00e8 un luogo in comune, un luogo inestricabilmente fisico e relazionale, in cui fare esperienza di intimit\u00e0 e di confine, di appartenenza e di distinzione di accoglienza e di progettualit\u00e0 autonoma. La vita comunitaria ad ogni modo \u00e8 un presupposto da costruire.<\/p>\n\n\n\n<p>La vita di chi abita e costituisce la comunit\u00e0 non si esaurisce all\u2019interno della stessa: ognuno ha le sue attivit\u00e0, i suoi luoghi, le sue relazioni all\u2019esterno della comunit\u00e0. Per questo in comunit\u00e0 si fa molta attenzione a valorizzare le altre risorse educative di cui dispone il bambino, a partire da quelle di importanza fondamentale presenti nella sua famiglia, fino a tutti quei rapporti positivi che il bambino riesce a intessere partecipando alla vita scolastica e alle opportunit\u00e0 offerte dalla vita sociale del territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019apertura della comunit\u00e0 all\u2019esterno si esplica anche in un altro senso: la comunit\u00e0 si pone come occasione per far sviluppare una maggiore attenzione alle problematiche minorili, favorendo riflessioni e consapevolezza, proponendo e collaborando all\u2019attuazione di interventi preventivi al disagio, affiancando e sostenendo altre forme di solidariet\u00e0, come ad esempio gli affidi famigliari.\u201d<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come detto il modello di comunit\u00e0 definito agli inizi degli anni \u201980, a parte i perfezionamenti esposti, corrisponde a quello in vigore nella comunit\u00e0 anche nel decennio successivo.&nbsp; Assumano significato per\u00f2 in merito allo sviluppo del modello comunitario alcune questioni sorte e affrontate e le riflessioni e le definizioni di comunit\u00e0 prodotte in questi anni.&hellip;&nbsp;<\/p>\n<div class=\"read-more-wrapper\"><a href=\"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/2020\/07\/30\/verso-il-nuovo-millennio\/\" class=\"button button-secondary\" rel=\"bookmark\">Leggi tutto \u00bb<span class=\"screen-reader-text\">Verso il nuovo millennio<\/span><\/a><\/div>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","rop_custom_images_group":[],"rop_custom_messages_group":[],"rop_publish_now":"initial","rop_publish_now_accounts":[],"rop_publish_now_history":[],"rop_publish_now_status":"pending","neve_meta_sidebar":"","neve_meta_container":"","neve_meta_enable_content_width":"","neve_meta_content_width":0,"neve_meta_title_alignment":"","neve_meta_author_avatar":"","neve_post_elements_order":"","neve_meta_disable_header":"","neve_meta_disable_footer":"","neve_meta_disable_title":"","neve_meta_reading_time":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[14,4],"tags":[],"class_list":["post-1193","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-1-evoluzione-del-modello","category-comunita"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1193","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1193"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1193\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1193"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1193"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/coopcomin.org\/cominvolo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1193"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}